Percorso geografico

Africa

La maggior parte della collezione africana proviene dal Kenya, dove risiedono gruppi di agricoltori stanziali, che utilizzano numerosi oggetti in legno, terracotta e pietra, e gruppi di pastori nomadi, che privilegiano contenitori e utensili più leggeri e facilmente trasportabili.

Più che un percorso distinto per nazioni, per le vetrine africane si è scelto di sviluppare alcuni grandi temi che si ritrovano – sia pure con notevoli variazioni locali – in diverse parti del continente: oggetti di uso quotidiano, ornamenti, musica e maschere, i segni di distinzione, l’Africa in valigia, ovvero l’artigianato destinato al mercato turistico.

Anche in Africa, abbigliamento e ornamenti sono considerati elementi fondamentali per sottolineare l’appartenenza etnica e lo status sociale e per esprimere l’estetica individuale e del gruppo. Molti oggetti vengono poi utilizzati quali veri e propri segni di distinzione. In questo contesto, complementi d’arredo e accessori diventano segni tangibili di privilegi ereditati o acquisiti per merito perché ribadiscono l’importanza sociale di chi li possiede e la diversità ed eccezionalità del potere. Le decorazioni poste su questi particolari oggetti “di potere” spesso evocano in maniera diretta o simbolica il rapporto privilegiato con il mondo degli spiriti, che in molte culture è il fondamento del potere politico e dei privilegi sociali.

Esposti si trovano numerosi strumenti musicali e molte maschere di differenti tradizioni che costituiscono elementi imprescindibili di altrettanti rituali in diverse parti del continente.

Una vetrina è infine dedicata all’artigianato commerciale che oggi costituisce una importante fonte di reddito per numerosi artisti e artigiani africani. Spesso gli oggetti prodotti per i turisti riprendono, semplificandole, le forme tipiche della produzione artigianale locale: maschere, tamburi, lance, spade e sculture vengono ridotte alle loro forme essenziali e svuotate del loro significato rituale per essere trasformate in oggetti facilmente commerciabili e trasportabili in valigia.
Nonostante questa perdita di pregnanza simbolica – che nell’immaginario occidentale costituisce spesso un elemento indispensabile per l’apprezzamento degli oggetti africani – l’arte commerciale non può essere semplicemente ignorata in quanto forma artistica “non autentica”, in quanto riflette le inevitabili trasformazioni delle società africane contemporanee.

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