Le collezioni

Collezione Africa

La collezione africana è costituita da circa 900 oggetti e riflette la storia relativamente recente delle missioni salesiane nel continente. Fatta eccezione per alcuni oggetti provenienti dall’Angola e dalla Repubblica Democratica del Congo, inviati da Monsignor Giuseppe Sak in occasione delle esposizioni del 1925 e 1926, il museo conserva poche testimonianze materiali delle missioni più antiche.

Le acquisizioni recenti sono costituite in gran parte da oggetti di artigianato confezionati a scopo commerciale e per il mercato turistico e attestano un nuovo uso dell’iconografia e delle forme locali ad uso e consumo di acquirenti occidentali.

Collezione America

La collezione sudamericana , con circa 4000 oggetti, costituisce il nucleo centrale e più antico della raccolta, con numerosi manufatti provenienti da diversi gruppi indigeni di Brasile, Venezuela, Ecuador, Paraguay, Patagonia e Terra del Fuoco.

In particolare, il materiale raccolto tra i Bororo del Mato Grosso, in Brasile, rappresenta la collezione numericamente più ricca ed è la seconda al mondo, dopo quella conservata presso il Museu das Culturas Dom Bosco di Campo Grande: si tratta di espressioni di arte piumaria di destinazione funeraria e di oggetti di uso quotidiano.

Si può considerare unico, dato che si tratta di popolazioni estinte, il materiale raccolto in Patagonia e Terra del Fuoco da don Borgatello nel 1911 e don Alberto De Agostini nel 1932.
Il museo possiede inoltre una ricca collezione di oggetti degli Yanomami del Venezuela raccolti grazie al lavoro paziente del missionario don Luigi Cocco, e oltre 400 manufatti degli Shuar dell’Ecuador.
Queste collezioni, generalmente frutto dello sforzo metodico di singoli collezionisti che si sono fatti carico di salvaguardare e trasmettere la cultura materiale in modo completo, sono concepite in modo da documentare in maniera sistematica le diverse attività e i differenti ambiti della vita di ciascun gruppo etnico.

In museo sono esposte anche le collezioni provenienti dal Rio Negro (Brasile), dal Gran Chaco (Paraguay), quelle degli Xavante del Mato Grosso (Brasile), dei Carajá dell’isola Bananal (Brasile) e di diversi gruppi dell’Orinoco e della Bolivia.

Collezione Asia

Le collezioni asiatiche comprendono oggetti provenienti da Cina, Giappone, alcuni paesi del Sud-est asiatico e India. Purtroppo le vicende storiche, alcune drammatiche, che hanno interessato questi Paesi hanno coinvolto anche le missioni, smorzando o addirittura interrompendo l’invio di materiali etnografici.

La collezione cinese comprende in gran parte gli oggetti portati da Mons. Luigi Versiglia e Mons. Ignazio Canazei, superiori delle missioni salesiane e vescovi di Chiuchow (Chaozhou). Intorno agli anni ’20 essi si occuparono della raccolta sistematica di acquerelli su carta di riso, statuine votive, abiti e ornamenti tradizionali e varie altre espressioni della cultura, dell’arte e della religiosità cinesi.

Le collezioni provenienti dal Sud-est asiatico (Vietnam, Thailandia e Myanmar) presentano numerosi oggetti di uso rituale e domestico, come pannelli ornamentali tailandesi in pelle e legno con motivi a giorno, lacche e marionette birmane e figurine votive portatili in ceramica, bronzo e ottone.

La collezione di oggetti originari dell’India ripropone in forme diverse i temi iconografici classici, come l’epica del Mahabharata e il pantheon delle divinità indù.

Il gruppo più omogeneo è rappresentato dagli oggetti di uso quotidiano e rituale appartenenti alle popolazioni che abitano le colline dell’ Arunachal Pradesh e del Meghalaya, nell’India nord-orientale al confine con il Myanmar: si tratta di utensili in fibra vegetale (ceste, setacci e copricapi per la pioggia), ornamenti, abiti e accessori che riflettono l’estetica, il simbolismo e la struttura socio-economica dei Khasi, dei Caro e di altre etnie locali.

La collezione giapponese annovera stampe e dipinti su rotolo, oggetti religiosi, accessori dell’abbigliamento tradizionale e manufatti raccolti da don Vincenzo Cimatti e don Tornquist durante il periodo Meiji. Inoltre sono presenti bambole in carta, stoffa, gesso e paglia destinate in origine alle cerimonie domestiche dell’Hina Matsuri e del Kodomo no hi, le feste shintoiste dedicate rispettivamente alle bambine e ai bambini. Importanza straordinaria dal punto di vista storico e missionario hanno i Fumi-e, immagini votive utilizzate come forma di inquisizione per smascherare i fedeli cristiani durante il lungo periodo delle persecuzioni (1614-1875).

Collezione Oceania

Le vetrine dell’Oceania sono dedicate prevalentemente al Kimberley australiano e alla Papua Nuova Guinea, in attesa di documentare la vita quotidiana di questi arcipelaghi da poco avvicinati dai missionari salesiani.
In una vetrina sono esposti oggetti di uso quotidiano e domestico (cesti, borse, contenitori per bacche, utensili per cucinare e una culla per neonati), complementi d’arredo (tra cui le tapa, grandi stuoie di corteccia battuta  dipinte con pigmenti naturali) e oggetti di artigianato locale. Nell’altra si trovano ornamenti, indumenti di uso cerimoniale, strumenti musicali (tra cui un didgeridoo) e armi in legno, in particolare un propulsore, lo strumento inventato dagli aborigeni australiani per allungare la gittata della lancia.

Le vetrine che chiudono il percorso di visita sono riservate a piccoli allestimenti tematici di carattere temporaneo volte a presentare le attuali realtà dell’impegno salesiano nel mondo, nuove collezioni, o esposizioni temporanee.