Storia delle Missioni

BRASILE – XAVANTE E BORORO

I figli di Don Bosco iniziano la loro attività in Brasile nel 1886, su richiesta di Mons. Lacerda, vescovo di Rio de Janeiro, e dell’Imperatore Pedro II. Ad avviare la presenza è Mons. Luigi Lasagna. Nel 1894, i figli di Don Bosco guidati da don Giovanni Balzola aprono una nuova missione nel Mato Grosso, a Cuiabà e ha inizio così l’evangelizzazione tra i Bororo. Accanto ai Salesiani il lavoro missionario vide l’opera delle FMA, soprattutto dell’uruguaiana Sr Rosa Kiste, amata e venerata dai Bororo.
Un primo tentativo di avvicinare gli indigeni Xavante avvenne nel novembre 1934. Purtroppo costò la vita ai missionari salesiani don Giovanni Fuchs e don Pedro Sacilotti, vittime di un’imboscata. Qualche anno più tardi, don Antonio Colbacchini volle celebrare una Messa del suo Giubileo sacerdotale sul luogo del martirio. Un gruppo di Xavante si avvicinò e questa volta fu possibile avviare i contatti. Archi e frecce vennero deposti ai piedi dell’altare in segno di resa.
Campo Grande, Cuiabà e Corumbà sono le città del Mato Grosso dove operano i figli di don Bosco. Meruri, Sangradouro, Sao Marcos, Nova Xavantina, Poxoreu sono alcuni dei Centri missionari più significativi tra i Bororo e gli Xavante.
Don Giovanni Couturon, don Cesare Albisetti, don Antonio Gois, don Rodolfo Lunkenbein e don Rodolfo Komòrek (di cui è in corso la causa di Beatificazione), don Antonio Lustosa, don Antonio Malan, don Paza Ladislau, don Antonio Barbosa, don Orlando Chaves, don Camillo Faresin sono solo alcune delle tante figure che contribuirono all’evangelizzazione degli indigeni del Brasile. Nei Musei di Meruri e Campo Grande è conservata la memoria del loro lavoro  e della vita degli indigeni del Mato Grosso.
Organizzati in sei Ispettorie, lavorano più di 1000 salesiani e sono circa 140 le opere impegnate nella promozione umana e nella evangelizzazione.